Fat Channel XT il Channel Strip di Studio One Pro 3.5 – Gli Equalizzatori

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Fat Channel XT il Channel Strip di Studio One Pro 3.5
Fat Channel XT: (di Simone Lampedone)

Buongiorno a Tutti, l’argomento di oggi verte sul Fat Channel XT di Studio One Pro 3.5. Questo nuovo plugin, propone un channel strip composto da gate, compressore, equalizzatore e limiter che ci permetterà di manipolare le dinamiche e i timbri dei nostri suoni, con un’accuratezza tale, da farci dimenticare che stiamo lavorando con un plugin ma con una lussuosa apparecchiatura hardware. Nello specifico, in questo appuntamento, mi soffermerò a descrivere l’equalizzatore, spiegandovi i vari parametri e il loro utilizzo.

Fig. 1

Come potete notare, l’equalizzatore è composto da quattro filtri che intervengono sulla modifica della risposta in frequenza del suono.

Fig, 2

Per comprendere meglio il suo utilizzo, descriverò brevemente le varie sezioni.

Fig. 3

Partendo da sinistra della figura 3, troveremo il filtro dedicato alle basse frequenze cont

rassegnato dalle lettere “LS” e “LF”. In questa banda, potremo decidere di intervenire con due differenti filtri: Se attiviamo il simbolo posto sotto LS (Fig. 3b) avremo un filtro Shelf (scaffale) per le basse frequenze, altrimenti con LF utilizzeremo un filtro parametrico sempre dedicato alle basse frequenze. In modo speculare si presenta la sezione dedicata alle alte frequenze, in questo caso però i filtri saranno denominati come “HS” per lo Shelf e “HF” per il parametrico. I due filtri “LMF” e “HMF” sono parametrici e si occuperanno di intervenire sulle porzioni di frequenza medio basse e medio alte.

Fig. 3b

Di seguito vi darò una semplice definizione su questi filtri.

  • Filtri Shelving:
Fig. 4. Filtro Shelf per le basse Fr settato per enfatizzare di 9 dB dai 120 Hz a scendere
Fig. 4b. Filtro Shelf per le alte Fr settato per attenuare di 9 dB dai 5 KHz a salire

Questa tipologia di filtri, viene utilizzata per avere un controllo sugli estremi dello spettro delle frequenze udibili (vedi figura 4) e sono dotati di 2 controlli standard. Generalmente vengono utilizzati per enfatizzare o attenuare in modo morbido e trasparente le basse o le alte frequenze. Ad esempio, se si vuole dare più “aria” e rendere così più “frizzanti” gli over head di una batteria, si può utilizzare un filtro shelf per le alte, settato intorno agli 8000 Hz, fornendo un guadagno di qualche dB. Questo tipo di intervento, non snaturerà il timbro originale ma al tempo stesso donerà un aspetto più nitido ai piatti.

Vediamo ora i parametri principali:

  1. Potenziometro per la scelta della frequenza di intervento. (Calcolata nel punto in cui la curva di guadagno decade di 3dB rispetto al valore massimo) Questo parametro permette di impostare un valore di frequenza dove potremo decidere di far intervenire i valori di gain (positivi o negativi) da quella frequenza fino al limite udibile di 20Hz o 20000Hz, a seconda che si tratti di un Shelf per le basse o per le alte frequenze.
  2. Guadagno (gain): Applica una amplificazione o una attenuazione alla banda del segnale superiore o inferiore alla frequenza di intervento.
Fig. 5
  • Filtri parametrici:
Fig. 6a. Filtro parametrico con campanatura larga (sono coinvolte più frequenze)
Fig. 6b. Filtro parametrico con campanatura stretta (sono coinvolte meno frequenze)

Questa tipologia di filtri, viene utilizzata per avere un controllo su una porzione di spettro delimitata e sono dotati di 3 controlli standard.

Fig. 6c
  1. Potenziometro per la scelta della frequenza di centro. È la frequenza alla quale si ha il guadagno massimo (o minimo) sulla campana.
  2. Guadagno (gain). Agisce sull’ampiezza delle frequenze coinvolte all’interno della campana che può essere sia positiva (amplificazione) che negativa (attenuazione).

3.Fattore di merito Q (Campanatura) È un parametro che misura l’ampiezza della campana cioè l’ampiezza della banda di frequenze che vengono amplificate (o attenuate). La larghezza relativa di banda è misurata a 3dB al di sotto del picco.

Fig. 7

Grazie a questo filtro, potremo compiere dei veri e propri “interventi chirurgici” al nostro suono. Ad esempio, se volessimo attenuare una componente indesiderata, basterà ricercare le frequenze che compongono questo disturbo e successivamente con una campanatura stretta e un gain in negativo, andremo a smorzare questo problema, il tutto senza influenzare il resto della timbrica.

Nel prossimo tutorial, vi spiegherò alcuni trucchi e metodologie da applicare durante un’equalizzazione di un suono.

La sezione di equalizzazione del Fat Channel XT, mette a disposizione  tre tipologie di equalizzatori selezionabili da un menù a tendina:

Fg. 8 Menù

Quello che abbiamo descritto è lo Standard. Gli altri due si differiscono non tanto per i parametri ma per il tipo di risposta che hanno sul suono stesso e la colorazione che possono fornirgli. Descriviamoli brevemente:

Passive EQ:

Fig. 9 Passive EQ.

E’ l’emulazione dei costosissimi e ricercatissimi equalizzatori a circuiteria passiva. Grazie alla loro architettura, formata da componenti che non necessitano di alimentazione, riescono ad intervenire sul suono in modo  trasparente, senza aggiungere nessun tipo di distorsione armonica. Sono molto

utilizzati in fase di mastering o comunque in tutti  i casi in cui si voglia mantenere il più possibile intatto l’origine timbrico del suono.

Vintage EQ:

Fig. 10 Vintage EQ

Emula gli equalizzatori hardware con circuiteria a stato solido (Neve, SSL, etc.). Rispetto a quelli passivi, sono più colorati ed aggressivi ma queste sono caratteristiche ben volute perché conferiscono ai suoni delle timbriche più incisive, ampliando così le possibilità di ricerca sonora.

Per questo appuntamento è tutto, vi auguro un buon lavoro con il nuovo Fat Channel XT di Studio One Pro 3.5.

Alla prossima!!!!

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