Gianni Bini: House Of Glass e Ocean Trax Records – Struttura Certificata Studio One

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Gianni Bini: House Of Glass e Ocean Trax Records – Struttura Certificata Studio One

Seppur in sordina, il 19 ottobre scorso mi sono recato presso gli studi della House Of Glass di Viareggio, per incontrare proprio Gianni Bini. Una volta conferita la certificazione Midimusic/Presonus alla struttura, oltre a supportare tecnicamente Gianni in alcune funzioni specifiche di Studio One che gli erano ancora poco chiare, ho approfittato per fargli una breve intervista che lui ha gentilmente rilasciato.

Le domande che ho posto erano volte a comprendere se e dove, un utente neofita seppur avanzato come lui, avesse incontrato difficoltà nell’approcciarsi alla DAW di Studio One Professional.

Prima di redigere il contenuto dell’intervista, vorrei però anticiparla facendo qualche premessa storica, che a parer mio non guasta mai. La storia è il nostro retaggio: ci aiuta a comprendere dove stiamo andando, perché ci ricorda da dove veniamo. Non è una frase retorica. Nella speranza che questo articolo possa risultare “illuminante”, auguro a tutti una buona lettura.

Chi è Gianni Bini?

E’ una domanda che bisognerebbe fare a lui personalmente e ci sono buone probabilità che a tale domanda possa rispondere senza distinguere troppo tra l’uomo Gianni Bini ed il professionista. Come spesso accade nell’ambiente musicale infatti uomo ed artista coincidono, risultando imprescindibili come fossero due facce di una stessa medaglia.

Gianni Bini

Quando la musica è passione autentica, bruciando si riflette sulla vita privata; la musica attinge la sua più grande ispirazione ed energia proprio dalla quotidianità, dalle emozioni e dai piccoli gesti di tutti i giorni. Respirare la musica, vivere l’armonia della musicalità della vita è un po’ come sentirsi innamorati od eterni Peter Pan: i sensi si amplificano e non c’è niente al mondo che possa distrarti dall’oggetto delle tue attenzioni. Sei dinamico, ricco di pulsioni e buoni propositi… Ti senti invincibile perché tutto scorre velocemente col suo corso e tu con esso, perché senti di farne parte. Sei parte di un tutto così grande ed importante che già il solo esserne parte, ti rende una persona migliore e ti fa stare bene!

Gianni Bini è un po’ così, un uomo, come lui stesso ama definirsi in altre interviste, “fondamentalmente romantico, innamorato della vita, della musica e dell’amore”. Un uomo che, nonostante tutto, continua a credere fortissimamente nell’impegno, nella costanza e nella determinazione, intese come caratteristiche distintive di quella qualità che, quando ricercata appunto con passione, paga in ogni settore della vita. Lascia il segno. E’, per così dire, un intenditore del voler meglio. Un uomo dalla personalità forte, irrequieto eppure estroverso; un uomo che non si rassegna finché non ha raggiunto il suo obbiettivo, salvo poi averne già un altro più importante di rimpiazzo.
Un uomo perennemente insoddisfatto e per questo sempre pronto a lanciarsi in nuove sfide personali e professionali. Una persona che proprio per tutte queste ragioni “continua a commettere errori”, perché crede nel buono che scorge nelle persone che incontra e che spesso ne rimane deluso. Giunto alla soglia dei 50 è però ben consapevole che “fa tutto parte del gioco” e va da sé che non si possa cambiare oltre, arrivati ad un certo punto della vita.
Bini direbbe: “Ho subìto batoste che ancora oggi bruciano. L’importante non è cadere, ma rialzarsi. Per questo sono ancora qui, perché le mie cicatrici mi ricordano chi sono e da dove vengo”.

Gianni Bini inizia il suo cammino nella musica da ragazzo, come è accaduto a tanti della sua generazione che si affacciavano al deejaying. Un po’ per gioco, un po’ per caso e un po’ non così per caso. Adolescente, inizia a frequentare le discoteche facendo la gavetta. Inizialmente prestando aiuto come operatore luci (tanti dj hanno iniziato così…), magari in console accanto al dj del momento e successivamente facendosi strada come disc jockey egli stesso. Attratto da sempre dalla tecnologia, inizia pian piano a sperimentare la musica elettronica, quando davvero era agli albori e dominio di pochi, perché arte dai costi ancora molto proibitivi.

Inizia così a realizzare le sue prime produzioni che durante le serate propone di quando in quando ai locali della movida viareggina, ma non solo. Erano, quelli, anni in cui una nuova idea musicale spesso si tramutava in tendenza e moda con estrema facilità. Gianni ha colto il momento sfruttandolo saggiamente. E’ cresciuto egli stesso impegnandosi e sacrificando molto della sua vita di allora. Impegnato nel trasformare la sua passione in una professione vera e propria, incontra Fulvio Perniola, coetaneo e dj anch’egli, col quale può condividere i suoi obbiettivi ed unire le forze per maturare ulteriormente.

Fulvio Perniola

Gianni Bini e Fulvio Perniola iniziano la loro collaborazione ed in breve riescono a mettere in piedi un piccolo studio di registrazione (House Of Glass), sfruttando un magazzino dismesso del tomaificio di papà Bini. Sembra quasi la storia di Steve Jobs e Bill Gates che, trovandosi insieme nello stesso garage ed accomunati dalla stessa passione per l’informatica, decidono a loro insaputa le sorti del mondo che sarebbe stato di lì ai successivi 50 anni e più!

E’ andata realmente così! Gli anni ‘80, gli anni ‘90 erano ancora anni in cui i talenti si misuravano negli scantinati, oppure nei magazzini, piuttosto che nei garage.

Talento…
Vorrei spendere una breve digressione sull’utilizzo, a parer mio, improprio che si fa di questa parola; spesse volte banalizzando un più autentico significato che si cela dietro di essa.

Anzitutto, personalmente, non credo nel talento. Ho imparato a comprendere che talento è una parola di cui spesso si abusa, specialmente nella moderna età delle visualizzazioni e dell’edonismo becero, in cui molto di ciò che appare resta soltanto perché volgarmente sdoganato da tutto ciò che ormai fa “social”.
Con “talento” si giustifica spesso qualcosa di cui non cogliamo l’essenza, o non ne comprendiamo appieno la complessità.

Ognuno di noi ha per certo delle attitudini, che può scegliere se coltivare o meno. Una volta approfondite però, queste attitudini vanno disciplinate nel tempo con studio, abnegazione e sacrificio. Questo sacrificio spetta a noi soltanto compierlo, se davvero desideriamo realizzare i nostri sogni. E’ una mia opinione certo; ciononostante ritengo sia l’unica strada percorribile per fare della propria passione una vera e propria Arte, senza mezzi termini e senza scorciatoie.

La maturità artistica e professionale che Gianni Bini ha sviluppato con tanta tenacia, nel corso degli anni, ha dovuto fare i conti con questo!

Lerry Levan

Ed è proprio di quegli anni la nascita della musica “garage house”. Nascita attribuita legittimamente ad un signore americano di nome Larry Levan che “ispirato”, insieme all’amico Frankie Knuckles, iniziava a far parlare di sè e dei suoi “compagni di viaggio” in quel che successivamente divenne il famosissimo Loft di Dave Mancuso, ritenuto tutt’oggi uno dei primi club cult di tutti i tempi.

E’ questa la storia musicale a cui Gianni Bini attinge ad alla quale deve la sua crescita ed ascesa professionale.
La storia della prima vera house music. Quella più autentica, che ha regalato al panorama musicale internazionale disc jockey e performer illustri quali certamente Larry Levan e Frankie Knuckles, ma anche

Dave Morales, Pete Tong, Joey Negro, Todd Terry, John Digweed, Louie Vega, Kenny Dope, poi ancora Carl Cox, Sasha e molti altri.
La collaborazione con Fulvio Perniola (durata ben nove anni!) non tarda a dare i suoi frutti, perché le loro produzioni riescono a colmare un vuoto di stile avuto proprio in quegli anni. Parliamo della scena musicale elettronica a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Il genere scelto infatti da Gianni Bini e Fulvio Perniola risulta essere l’arma vincente, l’anello di congiunzione tra la garage americana degli anni ’80 e la prima progressive house inglese di inizio anni ’90.
Il tempismo è da manuale ed il duo si guadagna finalmente un grande successo di audience e di critica, in tutto il mondo. Particolarmente in Gran Bretagna, dove da quel momento in avanti quello di Gianni Bini e Fulvio Perniola sarebbe divenuto un binomio conosciuto nei principali club di una rinnovata “swinging” London.
Arrivano le prime prestigiose conferme e con esse i primi remix importanti. La meritata notorietà!

Paolo Martini

Siamo giunti al 1996, anno in cui Bini e Perniola incontrano un terzo personaggio, con cui si confronteranno ed uniranno gli intenti un’ennesima volta: Paolo Martini.
Martini è un personaggio eclettico, un dj/produttore anch’egli molto in auge in quel periodo grazie alle sue innumerevoli produzioni targate UMM (Underground Music Movement). Per il clubbing di allora sceglie come base principale l’interland veneziano, dove si attesta presto disc jockey residente in molti dei club locali. Non è tutto.

Nel palinsesto di “Match Music”, allora vero e proprio network televisivo di tendenza, si propone come conduttore del format “The Sound Of The Underground”, programma che conferma buoni indici di ascolto, attestandosi in modo accreditato tra le varie realtà televisive musicali del momento. Il programma di Martini risulta vincente poiché in modo assolutamente inedito descrive, facendola vivere ai suoi telespettatori, la realtà dei club e delle scene disco più underground ed in voga del momento.

La collaborazione a tre, purtroppo, non ha vita lunga poiché Fulvio Perniola per motivi personali e logistici, ad un certo, si dovrà staccare dagli altri due.
L’intraprendenza di Paolo Martini però non si fa attendere molto e dopo poco tempo, con Gianni Bini decidono di fondare una loro propria etichetta discografica, tuttora in attività: la Ocean Trax Records.

Nel corso degli anni che Ocean Trax ha attraversato, come spesso accade non senza vicissitudini, si sono susseguite molteplici produzioni. Attualmente O.T. conta al suo attivo varie sub‐label, circa 70 produttori (settanta!!), un catalogo di oltre 500 titoli e venti anni di onorata attività discografica… Chapeau!

Vale la pena ricordare che nel trascorso di questa etichetta il duo Bini & Martini ha realizzato remix estremamente prestigiosi, per artisti internazionali di altrettanta fama. Nomi del calibro di: Kylie Minogue, Jocelyn Brown, Terence Trent D’Arby, Backstreet Boys, Gabrielle, Emma Bunton (ex Spice Girl) e Jamiroquai, per citarne alcuni. Proprio per Jason Kay, al secolo Jamiroquai, col singolo “Love Foolosophy (Bini + Martini Ocean Mix)”, nel 2002 Bini & Martini ricevono l’Italian Dance Award come miglior remix dell’anno.

Da quel momento in poi, come Bini & Martini, ma anche attraverso gli pseudonimi di “House of Glass”, “The Goodfellas”, “Eclipse” o “The Groovelines” il duo musicale si consacra al panorama house‐underground mondiale, simbolo proprio di un house movement storicamente tutto italiano.

Il 29 giugno del 2009 un tragico incidente ferroviario distrugge gli studi della prima “House Of Glass” di Viareggio, inghiottendola tra le fiamme seguite dal deragliamento di un treno merci che trasportava gas. L’incendio brucia tutto. Alcuni testimoni di quel tragico evento ricordano bene la colonna di fuoco che in via Ponchielli si è sprigionata inseguito

Gli studi della “House Of Glass” di oggi, headquarters di Ocean Trax Records

all’impatto di quella cisterna. Un colonna alta decine di metri.
Ciononostante, a distanza di soli due anni, Gianni Bini riesce a rimetter in sesto una rinnovata House Of Glass, che nel giro di breve tempo viene recensita da Resolution Magazine, prestigiosa rivista di settore, come tra le quattro migliori strutture di registrazione al mondo. Una grande soddisfazione ed un grande riferimento, specie dopo quanto accaduto.

Oggi Gianni Bini continua la sua ricerca professionale, costantemente in moto. Navigato produttore, maturando ulteriormente si è dedicato, oltre alle produzioni house, allo studio degli outboard e delle produzioni più tecnicamente impegnative, volgendo uno sguardo al pop, ma anche al jazz ed alla lounge. E’ un ottimo sound engineer, oltreché un blasonato arrangiatore.

Tra le sue tante produzioni scelgo di citarne due, che credo rappresentino adeguatamente due momenti significativi della carriera artistica e della vita personale di Gianni. La prima è “Memories”, realizzata nel 1995 insieme a Fulvio Perniola ed i Netzwerk; la seconda è certamente il remix di “Love Foolosophy”, targato Bini & Martini.

Arrivederci al prossimo articolo che dovrete assolutamente seguire, perché verterà proprio sull’incontro avuto con Gianni Bini, il quale ha offerto la sua prestigiosa testimonianza come neo‐utente Studio One Professional.

“Stay tuned; stay with us!” ‐ Restate sintonizzati!

Dario Roscani

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