Piani Sonori Con Studio One Pro – parte 2

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Room Reverb

Piani Sonori Con Studio One Pro – parte 2

Riassumendo per sommi capi: nella prima parte dell’articolo abbiamo menzionato tutte quelle scelte artistiche e tecniche che possono influire nella creazione dei piani sonori. Sottolineando come la scelta e l’impiego di plug-in di riverberazione diversi possano suggerire “caratteri” diversi, cioè influenzare in modo unico i soggetti (principali o secondari) con cui vengano a contatto.

A tal proposito gli ingegneri Presonus hanno dotato il ricco arsenale di plug-in di Studio One Pro di ben tre tipi di riverberi, ognuno dei quali è preposto ad una specifica funzione. Nel bundle in dotazione troviamo infatti:

1. Mixverb1. Mixverb
2. Room Reverb
3. Open Air

Il Mixverb è un riverbero supportato da un algoritmo, per così dire, essenziale. Studiato cioè per essere rapidamente impiegato, anche come insert, su una qualsiasi traccia mono o stereo. Mixverb risulta particolarmente utile per fornire una prima sensazione di riverbero all’ascoltatore, nonostante sia dotato di parametri più complessi come il damping (smorzamento di frequenze indesiderate) o il width (spazializzatore) stereofonico.

Mixverb

Il Room Reverb ha un algoritmo che invece assolve più propriamente alla funzione di emulazione di un piccolo ambiente. Sono infatti presenti controlli e parametri per gestirne lunghezza, altezza e profondità virtuali, nonché di “popolazione”, ovvero se l’ambiente ricreato preveda o meno la possibilità che al suo interno vi siano persone ferme oppure in movimento. L’algoritmo sintetizza quattro diverse tipologie di room: Small Room, Room, Medium Hall e Large Hall, ognuna delle quali può essere personalizzata a piacimento. Room Reverb offre altresì un’interessante funzione di emulazione del posizionamento della sorgente sonora rispetto all’ascoltatore. Entrambe le posizioni, di sorgente e ascoltatore, possono essere modificate così da ottenere, ad esempio, interessanti effetti di asimmetria, ove fossero necessari. Personalmente amo molto questo tipo di riverbero, perché credo offra una buona flessibilità di utilizzo.

Room Reverb

Open Air è il vero gioiello di famiglia, la punta di diamante! Diversamente dagli altri due riverberi, non impiega un semplice algoritmo, bensì unisce a quest’ultimo la risorsa della convoluzione. Cioè una particolare tecnica tesa ad impiegare la risposta riverberante dell’impulso di un ambiente acustico fedelmente registrato, ma artificialmente riprodotto. Oggetto di tanta magia ingegneristica sono gli I.R. o Impulse Response. Gli I.R. sono vere e proprie forme d’onda, molto brevi in verità (reperibili in genere come WAV o AIFF, ma Open Air supporta molteplici formati audio), il cui compito è proprio riprodurre la campionatura del riverbero di un preciso spazio ambientale.

Open Air

Un concetto non semplice da spiegare. In sostanza la convoluzione è una sorta di simulazione acustica ambientale che utilizza campioni di tipo impulso-risposta. Vengono fisicamente registrati campioni audio degli spazi acustici che si intendono simulare e sulla base delle caratteristiche della ripresa ambientale verranno “modellati” i soggetti a cui venga applicato il riverbero. Un vantaggio di questa tecnologia è certamente quello di offrire maggiore naturalezza e realismo a tutto il processo di riverberazione. Nella figura 4 si può osservare il set di ripresa degli IR della Chiesa di San Miguel in Cuenca (Spagna). Oltre ai parametri espressamente dedicati alla sezione convoluzione, che si estendono sino all’interazione con un inviluppo destinato a modellare ulteriormente il processing convolutivo, Open Air presenta quattro filtri di equalizzazione (due peak e due shelving) per un maggiore controllo dello spettro acustico riverberato.

Figura 4

Evidentemente Studio One Pro offre ai suoi utenti molto più di questo: un parco delay di analogo rispetto è fornito per essere usato a piacimento! Vale la pena sottolineare anche quest’aspetto. In effetti riverberi e ritardi in acustica si traducono spesso in vere e proprie ambientazioni, che nel mondo digitale possono essere ricreate o inventate ad hoc, secondo le necessità oppure seguendo la nostra creatività, per evidenziare determinati momenti sonori all’interno di un mix.

Pertanto anche i delay assumono un ruolo rilevante nel delicato gioco dei piani sonori. Questi, infatti più di ogni altro effetto, sono quei processori che maggiormente interagiscono con la psicoacustica, cioè con la nostra capacità soggettiva di percepire un suono e rielaborarlo mentalmente, secondo stimoli acustici suggeriti al nostro cervello.

Quest’ultimo, infatti, è in grado di ricevere ed elaborare contemporaneamente moltissime informazioni. Nella psicoacustica, questa capacità si traduce nella facoltà del nostro cervello di elaborare contemporaneamente sonorità simili, che pervengano distintamente ad ognuna delle nostre orecchie. L’interpretazione di queste due similitudini acustiche induce il cervello a generare una terza sonorità che non esiste nella realtà, se non come somma “neurale” di queste informazioni. Questo processo è assolutamente soggettivo e prende il nome di fusione binaurale.

NOTA
Per quanti di voi amino od abbiano amato il rock psichedelico dei Pink Floyd, probabilmente sanno di cosa parlo. Per quanti invece non ne avessero avuto ancora occasione, suggerisco caldamente l’ascolto di un LP a caso di questi Grandi della storia della musica (magari in vinile!). David Gilmour (foto), in particolare, ha fatto dell’uso del delay un processo creativo identitario imprescindibile dalla sua stessa maturità di chitarrista e di grande artista quale è.
Un altro chitarrista, che pure ha attinto moltissimo da Gilmour in questo senso, è lo stesso The Edge (foto), degli U2. Una band che ha fatto della psicoacustica un concetto cardine della propria produzione fonografica, specialmente in tempi di esordio. Questi sono soltanto due esempi lampanti che mi sovvengono in questo momento, ma la storia ne offre ovviamente molti altri ancora.

Sintetizzando: piani sonori che presentino particolare impiego di delay, possono più facilmente interagire ed influire con la nostra binauralità. Ancora una volta la musica ci insegna che il suono non è un costrutto di soli rapporti matematici!

Studio One offre, nella sua versione Professional, tre tipologie differenti di delay che meglio si adattano alle molteplici necessità di produzione. Disporremo così di:

  1. Analog Delay
  2. Beat Delay
  3. Groove Delay

Analog Delay è il primo della nostra lista e personalmente il mio preferito. Vi spiego perché.
Anzitutto si tratta della simulazione di un classico delay a nastro, dalle sonorità vintage e pastose che i chitarristi come me amano in maniera viscerale. Alcuni modelli reali a cui si possa rifare questo algoritmo sono il Roland Space Echo RE-201, oppure l’Echoplex EP-3 (vedi foto).
Analog Delay, grazie all’opzione “Sync”, può essere utilizzato in modo sincrono o asincrono (beat/ms), secondo le diverse esigenze. Potremo quindi sincronizzarlo o meno alla nostra song, se e come più ci piace. E’ inoltre corredato di modulatore, damping separato per il taglio delle frequenze alte e basse, controllo del feedback, della spazializzazione del ritardo (width) con selettore percentuale per stereo o ping-pong e non ultimo un controllo della saturazione, qualora si voglia introdurre questo tipo di distorsione nelle ripetizioni. Da notare che il modulatore offre, oltre al fattore velocità (scorrimento del nastro), un parametro Inertia che riproduce una sorta di effetto wow flutter, cioè la simulazione della fluttuazione del nastro in sede di scorrimento. Insomma un autentico gioiello; forse il più adatto a riprodurre quel concetto di fusione binaurale cui accennavo prima. Smanettateci un po’ perché ne vale la pena: il divertimento è assicurato!

Analog Delay

Groove Delay, contrariamente al Beat Delay, è un particolare algoritmo di ritardo basato sul concetto più esteso di tap-tempo. Questo delay in effetti può ospitare e gestire fino a quattro sistemi di ritardo contemporaneamente, ognuno dei quali presenta settaggi autonomi dagli altri tre. In particolare si possono gestire autonomamente, per ognuno dei quattro delay, i seguenti parametri: tempo (terzinato, puntato, ecc.) pan, livello, feedback, filtri cutoff e resonance, piuttosto che Low Cut – Peak – Band Pass – Hi Pass con modalità di risposta x/y, modulazione ed adattamento a qualsiasi griglia temporale con selettore di swing opzionabile. Un delay davvero articolato e pensato per creare le più sofisticate ripetizioni metriche/ritmiche. Un vero must have per quei DJ o producer che facciano del grooving un elemento fondante in tutte le loro produzioni!

Roland Space Echo RE-201
Echoplex EP 3 chiuso
Echoplex EP 3 aperto

Concludendo, con l’augurio che questo articolo possa esservi stato di aiuto e chiarimento, vi esorto a creare e sperimentare quanto più possibile nuovi piani sonori all’interno delle vostre produzioni. Sperimentate ed osate, perché la fantasia oggi è davvero il solo limite alla produzione musicale. Le moderne tecnologie digitali hanno ormai abbattuto molti “dogmi” passati, legati all’utilizzo di hardware costoso. Studio One Pro è uno software potente e ci assiste durante tutto il nostro percorso creativo. L’importante è avere sempre contezza di ciò che si sta facendo e farlo cuore. L’energia dei vostri brani ne sarà influenzata in modo inequivocabile e la vostra musica ve ne sarà grata. Buon divertimento a tutti!

Beat Delay

Dario Roscani per Midi Music e Presonus Music Education Italia

Un po’ di glossario:

(frequency) damping: letteralmente indica uno smorzamento; il frequency dumping indica dunque il progressivo smorzamento data una frequenza iniziale certa
width: letteralmente indica la profondità
I.R. o impulse response: letteralmente impulso-risposta
Tap-tempo: letteralmente “to tap” significa toccare; tap è il suono onomatopeico del gesto che compiamo quando, con una leggera pressione del dito, tocchiamo il mouse pad di un computer portatile. In una DAW la funzione di tap- tempo, data una misura temporale certa (4/4 piuttosto che 6/8 o 5/4, ecc.) è impiegata per definire il tempo metronomico di un’esecuzione musicale, normalmente espresso in BPM (beat per minute o battiti al minuto).

Groove Delay

 

plugin Waves
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Dario Roscani
Parallelamente alla produzione, appassionato altresì di informatica musicale, nel 2008 collabora con Pier Calderan e Patrick Djivas nella rivista di settore “Audio Video & Music”, scrivendo recensioni nella rubrica “Music Time”. La più recente produzione fonografica consta nell’album pop-elettronico di Eastintya

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